Ritroviamo il piacere di passeggiare nel nostro territorio costeggiando gli argini dei fiumi, i boschi e i prati alla ricerca delle erbe selvatiche che da sempre hanno fatto parte dell’alimentazione dei nostri nonni.

Il parco di venere ti propone delle serate degustazione per valorizzare i prodotti della nostra terra con una varietà di erbe alimurgiche che ti regaleranno nuovi sapori e antichi rimedi salutistici
Satato 30 marzo Sabato 6 aprile e sabato 13 aprile Paolo Oggiano ti preparerà i suoi speciali piatti rinnovando una tradizione che non possiamo dimenticare.

 
Le cene saranno così strutturate: L’aperitivo di benvenuto e 3 portate con vini in abbinamento per ogni portata, una settimana prima dell’evento vi indicheremo il dettaglio dei piatti proposti, il costo della serata con le bevande incluse è di euro 30.00 a persona.


E adesso, se ti va di approfondire questo argomento, ti diamo alcune informazioni sulle proprietà e sul modo di usare queste erbe alimurgiche in cucina.

Silene Vulgaris o strigoli
Parliamo di una pianta spontanea e commestibile che cresce, in lungo e in largo, su tutto lo Stivale. Il suo nome botanico è Silene vulgaris, il nome strigoli o stridoli deriva dal fatto che quando vengono stretti tra le dita, i fusti di questa pianta, emettono un particolare stridio.
Contiene: Vitamine, carboidrati e sali minerali, assicura un buon apporto di vitamina C e fenoli, composti antiossidanti.
Buona anche la concentrazione di altri acidi grassi, saponine e mucillagini rappresentano i valori nutrizionali più importanti della pianta che perciò deve essere consumata preferibilmente a crudo o scottata per pochi minuti al vapore.
È molto apprezzata come verdura cotta, ottima per preparare risotti, zuppe, frittate e insalate miste. Il suo maggiore impiego, però, è come ripieno per paste, ravioli, casoncelli e torte salate.

Ortica
Verde smagliante di clorifilla, minerali (moltissimo ferro, ma anche rame e zinco), l’ortica è piena di nutrienti e proprietà medicinali, efficaci in particolare su fegato, milza e sangue. Esercita infatti un’azione disintossicante, diuretica e alcalinizzante, Perfetta, dunque, per rinnovare il nostro organismo dopo la stagione invernale.
Ma quando si raccoglie, l’ortica? Beh, la stagione giusta è proprio la primavera, prima che i suoi fusti s’induriscano. Il mese di aprile è il suo tempo balsamico – ossia quando i principi attivi che contiene sono al massimo della loro potenza – Sappiamo che gli antichi greci, che ne erano ghiotti, usavano infatti coglierla prima dell’arrivo delle rondini…
Il modo più classico per valorizzare il sapore dell’ortica è con minestre e vellutate, aggiungendo patate, e/o orzo, e insaporendolo con il coriandolo fresco, avremmo degli ottimi risultati.
Oppure possiamo fare il pesto, proprio come quello di basilico, con aglio, olio, pinoli, parmigiano e sale, aggiungendo però magari un po’ di succo di limone. E poi le ortiche sono buonissime per fare un risotto, come ripieno per i ravioli o per i cannelloni, oppure come contorno (simil-spinaci), o ancora per preparare torte salate e frittate dal sapore particolare e con una marcia in più!

Luppolo selvatico (bruscandoli)
I bruscandoli, erbe spontanee molto salutari, sono i germogli del luppolo selvatico. Noti anche con il nome di asparagina selvatica per la forte assomiglianza agli asparagi selvatici, i bruscandoli sono lunghi circa 20 cm e vengono raccolti in primavera, in riva ai fiumi, in mezzo ai rovi e alle siepi. I bruscandoli sono poveri di calorie; circa 10 kcal per 100 grammi. Hanno proprietà tonificanti, rinfrescanti, diuretiche e lassative.
Le parti commestibili sono le cime, le foglie e a scelta anche il gambo che tagliato a pezzetti è ottimo per le frittate; i gambi più duri vanno tolti. E’ bene cucinarli appena raccolti per usufruire appieno delle loro proprietà, ma si possono conservare per alcune ore; basta mantenere il mazzetto in un bicchiere con dell’acqua.
Diverse sono le ricette che prevedono l’impiego di queste erbe spontanee dal sapore delicato; in genere vengono impiegate per fare il risotto; ne bastano solo 300 grammi per 4 persone e vanno messe all’inizio quando si forma il soffritto prima di fare il classico risotto.
Un’idea diversa per utilizzare queste erbe selvatiche consiste nell’impiegarle come ingrediente principale per dei delicatissimi gnocchetti verdi.

Tarassaco
Il nome ufficiale deriva dal greco: “tarkè”, che significa “scompiglio”, e “àkos”, che vuol dire “rimedio”. È dunque sempre stata considerata come una pianta in grado di ristabilire l’ordine nell’organismo.
È utilizzato da secoli per combattere diversi disturbi e malattie. Ha un’alta concentrazione di vitamina C, ma anche una buona presenza di ferro e potassio. Nelle sue foglie e radici si trovano anche le vitamine A, B e D.
In più, contribuisce a depurare il sangue, riattivare il metabolismo e regolare le funzioni di reni e fegato, espellendo il colesterolo in eccesso. Ha anche proprietà digestive, antinfiammatorie e diuretiche grazie ai flavonoidi e ai sali di potassio, ed è indicato per le cure depurative.
Con il suo sapore lievemente speziato, il tarassaco viene utilizzato in molte preparazioni: dagli antipasti fino ai dessert. Si abbina bene con le verdure, sia a crude che cotte.
Messi dentro alla pastella si possono friggere e mangiare croccanti.
Le foglie possono essere anche stufate in padella, solo con olio e uno spicchio d’aglio, e poi condite con del limone; sono buonissime aggiunte alle frittate, nelle torte salate e nelle zuppe, ma anche nel ripieno della pasta fresca.
I fiori possono essere utilizzati per dare più sapore alle insalate; alcuni li conservano sott’olio, o sott’aceto. I boccioli sono ideali per preparare gustose marmellate o gelatine.
Con le radici tostate si prepara il caffè di tarassaco, una bevanda digestiva simile al caffè d’orzo o di cicoria.